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Lampedusa. I nodi sono venuti al pettine, peccato che sono nodi trasformati in "vite umane". PDF Stampa E-mail
Scritto da AcquaDiPoppa   
sabato, 04 aprile 2009 10:20
Image“Anche le dichiarazioni del  Presidente e mio caro amico Raffaele Lombardo, mi hanno fatto comprendere che tutto quello che questa Amministrazione ha fatto fino ad oggi per dire no ad un C.I.E. a Lampedusa, non è stato vano. Il nostro grido di aiuto continua a levarsi alto. Una preghiera di Aiuto per quanti tentano la traversata; Una richiesta di Aiuto per la nostra isola che attualmente è relegata a ruolo di carcere a cielo aperto. Sono stato tacciato di essere un fomentatore; sono stato additato come uno in cerca di gloria; sono stato “segnalato”come un agit-prop dalle forze dell’ordine; hanno detto di me che avrei velleità politiche; in certi momenti mi hanno persino detto di essere diventato RAZZISTA; fino a ieri, mi hanno dato del bugiardo; mi hanno persino minacciato di sollevarmi dalla carica di sindaco. Ma perché è accaduto tutto questo?
Una marea umana in cerca di avvenire, non può essere fermata con dei semplici proclami o con l’istituzione di un C.I.E. a Lampedusa. Non intendo fare politica internazionale, non rientra nei miei compiti e nelle mie competenze. Quello che ho sempre detto e cercato di fare comprendere è che Lampedusa non offre le condizioni perché possa esistere sul suo territorio un C.I.E.. Non ha gli spazi sufficienti; non vi sono i requisiti sanitari necessari e anche il centro di contrada Imbriacola non è adeguato per essere un C.I.E.. La protesta nata per contrastare la nascita a Lampedusa di un C.I.E., è stata sentita da tutta la popolazione, nessuno escluso. Oggi, è accaduto quello che tutti temevamo.
Non si riesce neanche a capire quanti sono i morti in mare di queste ultime ore. Cento duecento e poi trecento; sono persone; uomini donne  e tanti bambini. E allora si svegliano gli animi, si alza l’attenzione dei media. Io non ho mai pensato di fare un braccio di ferro con chicchessia, io ho semplicemente chiesto di potere parlare, per esporre le nostre motivazioni; le nostre aspettative; i nostri problemi. Non porto rancore e non mi interessa quello che è stato detto o fatto ma a questo punto, sediamoci e parliamo. In nome di un popolo di disperati che pur di fuggire dalla guerra e dalla disperazione è capace di andare incontro alla morte:In nome di un popolo che si è dovuto piegare alla forza sproporzionata dello Stato e che sta vedendo la propria isola trasformata, oggi Lampedusa è trasudante di uomini in divisa che vivono in condizioni estreme, in una realtà alla quale non sono abituati. I lampedusani dopo oltre un decennio di accoglienza, avrebbero preferito essere premiati, non uccisi.
 
IL SINDACO
Bernardino De Rubeis
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