| Lampedusa: Il ritorno di Lucio Dalla per celebrare il monumento all’immigrazione di Paladino |
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| Scritto da AcquaDiPoppa | |
| lunedì, 30 giugno 2008 15:14 | |
Era il 1986 quando Lucio Dalla venne per la prima volta a Lampedusa. Era appena rientrato in Italia dagli Stati Uniti dove aveva portato in tournée il suo ultimo lavoro di allora Dallamericaruso, il doppio album che conteneva come inedito il brano dedicato al grande tenore Enrico Caruso. Sono passati 22 anni e forse per uno strano destino, Lucio Dalla ritorna a Lampedusa. La sua prima volta fu segnata da un evento che pose l’isola al centro dell’attenzione mondiale, il lancio dei missili del colonnello Gheddafi, oggi o meglio ieri è arrivato a Lampedusa per partecipare all’inaugurazione del monumento Porta di Lampedusa - Porta d’Europa, monumento dedicato a quanti sono stati negli anni vittime delle tragedie del mare. Nei due momenti un comune denominatore: la Libia. E proprio ieri, in occasione dell’incontro tra il premier Berlusconi e Gheddafi, non sono giunti clandestini, nonostante il bel tempo. «L’immigrazione è un problema del mondo - conferma Lucio Dalla - lo è sempre stato, ora lo è ancora di più, ma quello che è fondamentale e che dobbiamo ricordarci che siamo stati migranti anche noi».L’occasione della sua venuta è legata al monumento inaugurato sabato sera a Lampedusa. «Conosco bene l’artista che lo ha fatto (Mimmo Palladino) - continua Dalla - ho visto l’opera mentre era in costruzione. Rispetto alla canzone è un aspetto misterioso dell’arte. Un’opera insolita straordinaria che vuole essere un documento, un segnale che prima o poi questo stillicidio, che il mondo non può più sopportare, finisca». Chiediamo come ha trovato l’isola dopo tutti questi anni «Devo dire che è talmente bella che la bellezza mi sembra immutata - ci dice Lucio - la trovo anche più organizzata, anche se spesso l’organizzazione intacca la bellezza, qui non è così, è sempre straordinariamente bella». Poi alle 22 tutti in piazza Brignone dove Lucio è stato il re della serata, con le sue canzoni da: «Piazza Grande» a «4 marzo 43», a «Caruso», passando per tutti gli altri suoi successi ha regalato momenti di emozioni. Sul palco insieme a lui hanno partecipato alla serata Mimmo Locasciulli e Luca Carboni. Assente giustificato il cantautore Claudio Baglioni che avrebbe avuto un piccolo incidente domestico che gli ha impedito di essere presente alla manifestazione sull’immigrazione. Canzone finale che ha coinvolto tutto il pubblico presente la popolarissima «Attenti al Lupo». Chissà se voleva lanciare qualche messaggio. Da segnalare che ha voluto sul palco il sindaco Dino De Rubeis, con il quale c’è stato un simpatico scambio di cpmplimenti reciproci. De Rubeis nel ringraziare tutti, ha sottolineato che la serata è stata organizzata a costo zero per la comunità lampedusana e che queste iniziative verranno ripetute nel corso della bella stagione. CALOGERO MARIA SPARMA Fonte: www.lasicilia.it |
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| Ultimo aggiornamento ( lunedì, 30 giugno 2008 15:16 ) |
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Era il 1986 quando Lucio Dalla venne per la prima volta a Lampedusa. Era appena rientrato in Italia dagli Stati Uniti dove aveva portato in tournée il suo ultimo lavoro di allora Dallamericaruso, il doppio album che conteneva come inedito il brano dedicato al grande tenore Enrico Caruso. Sono passati 22 anni e forse per uno strano destino, Lucio Dalla ritorna a Lampedusa. La sua prima volta fu segnata da un evento che pose l’isola al centro dell’attenzione mondiale, il lancio dei missili del colonnello Gheddafi, oggi o meglio ieri è arrivato a Lampedusa per partecipare all’inaugurazione del monumento Porta di Lampedusa - Porta d’Europa, monumento dedicato a quanti sono stati negli anni vittime delle tragedie del mare. Nei due momenti un comune denominatore: la Libia. E proprio ieri, in occasione dell’incontro tra il premier Berlusconi e Gheddafi, non sono giunti clandestini, nonostante il bel tempo. «L’immigrazione è un problema del mondo - conferma Lucio Dalla - lo è sempre stato, ora lo è ancora di più, ma quello che è fondamentale e che dobbiamo ricordarci che siamo stati migranti anche noi».



