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Don Pino, il poeta dell'isola di Lampedusa PDF Stampa E-mail
Scritto da AcquaDiPoppa   
lunedì, 26 maggio 2008 16:36
ImageNel cuore di Lampedusa sorge il Bar dellAmicizia, vera e propria tappa obbligata per tutti i visitatori dell'isola. Attivo da ben 57 anni, il bar è noto per l'insuperabile bontà dei prodotti dolciari e delle rusticherie: cassate, granite, gelati, bombe dolci e salate, arancini al sugo e al burro. Eccezionali i cannoli, ancora oggi realizzati con cialde frutto di una lavorazione artigianale. Il Bar dell'Amicizia è un luogo di ristoro non soltanto per il palato, ma anche per la mente. Lì è possibile incontrare don Pino, da tutti definito "il poeta dell'isola", grazie alla sua inesauribile passione per la scrittura. Profondo conoscitore di Lampedusa, egli gode di fama internazionale. Basta dare uno sguardo fugace alle pareti del bar, ricoperte di foto, di pensieri, di dediche per comprendere l'affetto e la stima che lega Pino Brignone a personaggi noti e meno noti. Arrivati a Lampedusa per documentare il triste fenomeno dell'immigrazione clandestina, diversi giornali internazionali, tra cui il New York Times e Le Figaro, si sono occupati di lui, hanno scoperto e raccontato al mondo l'essenza di questo dolcissimo ed eclettico uomo. Perchè lui le poesie le porta in tasca, secondo quanto affermato da un giornalista francese.
In attesa di pubblicazione di una raccolta di sue poesie per una nota casa editrice di Roma, don Pino ama raccontare la storia della propria terra. Dall'arrivo dei Borboni nel 1843, alla Seconda Guerra Mondiale, agli ultimi lenti sviluppi dati dalla costruzione del porto, dell'aeroporto, fino agli anni Sessanta con i suoi turisti tedeschi e il mitico Domenico Modugno, don Pino narra di una Lampedusa che non esiste più. L'arrivo dei Borboni - evento ormai indelebile nella memoria dei lampedusani - ebbe delle ripercussioni sull'architettura, persino sulla fauna e flora dell'isola, che venne totalmente e irrimedibilmente stravolta. Ferdinado II, infatti, dopo aver acquistato l'isola dal Principe Tomasi, decise di farne una colonia agricola, contribuendo a disboscare interamente il suolo, che fino al quel momento, tra la fitta boscaglia, ospitava cervi, daini, cinghiali, lepri e conigli selvatici.
 
In occasione dell'arrivo dei coloni, vennero poi edificati i cosiddetti "sette palazzi" - mirabile esempio dell'architettura dell'epoca - destinati ad ospitare gli agricoltori e gli artigiani giunti a Lampedusa e oggi lasciati in stato di semi-abbandono. Incancellabile è anche il ricordo, tramandato di generazione in generazione, della visita di Ferdinando II nel 1847 e della magnificenza della carrozza reale. Una poesia di don Pino recita: "ricordi e memoria in quantità, ancora non sono pronto per l'aldilà". E tra questi innumerevoli ricordi, riaffiora chiaramente l'immagine e l'anima di una Lampedusa che, nonostante il tempo, continua ad esistere, grazie anche a uomini e personaggi come don Pino. Una Lampedusa sconosciuta, dimenticata da tutti, un pezzo di terra scagliato in mezzo al mare: luogo di spietata e irresistibile bellezza, meta di visitatori attratti dal fascino irresistibile di quest'isola, unica e incontaminata. Una vera e propria "piscina di Dio", come amava definirla Modugno.  
 
Elisabetta Sciotto
 
Fonte: Sicilia in Viaggio 
Ultimo aggiornamento ( lunedì, 26 maggio 2008 17:04 )
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